Usufrutto – cenni e calcolo ai fini fiscali 2024

Il valore dell’usufrutto è legato all’età anagrafica

 

L’usufrutto è il diritto reale che consente all’usufruttuario di godere e disporre della cosa altrui, traendo da essa tutte le utilità che può dare – compresi i frutti (esempio canoni di locazione se beni immobili) -, con l’obbligo di non mutare la destinazione economica (art. 981 c.c.). Parallelamente esiste un altro soggetto, il nudo proprietario, che ha il diritto di proprietà del bene, tolto il valore ed il potere di godimento e di disposizione dell’usufruttuario. Alla morte di quest’ultimo, avviene il c.d. ricongiungimento di usufrutto, ed il nudo proprietario riacquista la piena proprietà, potendone esercitare pienamente la titolarità. La legge prevede dei precisi coefficienti per tradurre economicamente questo diritto, e, a seguito dell’avvenuta variazione del tasso legale di interessi dal 01 gennaio 2024 (dal 5% al 2,5%), è stata anche pubblicata la Tabella con le percentuali, a partire dal valore del diritto di piena proprietà, da applicare per la determinazione dell’usufrutto e della nuda proprietà, che non ha subito variazione rispetto al 2023:

Età Usufruttuario Coefficiente % Usufrutto % Nuda Proprietà
da 0 a 20 38,00 95,00 5,00
da 21 a 30 36,00 90,00 10,00
da 31 a 40 34,00 85,00 15,00
da 41 a 45 32,00 80,00 20,00
da 46 a 50 30,00 75,00 25,00
da 51 a 53 28,00 70,00 30,00
da 54 a 56 26,00 65,00 35,00
da 57 a 60 24,00 60,00 40,00
da 61 a 63 22,00 55,00 45,00
da 64 a 66 20,00 50,00 50,00
da 67 a 69 18,00 45,00 55,00
da 70 a 72 16,00 40,00 60,00
da 73 a 75 14,00 35,00 65,00
da 76 a 78 12,00 30,00 70,00
da 79 a 82 10,00 25,00 75,00
da 83 a 86 8,00 20,00 80,00
da 87 a 92 6,00 15,00 85,00
da 93 a 99 4,00 10,00 90,00

Oltre i 99 anni non viene applicato alcun coefficiente di calcolo.

Il coefficiente riportato in tabella è riferito al calcolo delle pensioni e delle rendite vitalizie, per le quali viene utilizzato il medesimo criterio di età anagrafica del soggetto.

Quindi, ad esempio, per un diritto di piena proprietà avente valore pari ad euro 100.000,00, nel caso in cui l’usufruttuario abbia 58 anni, il valore dell’usufrutto sarà pari al 60% del valore della piena proprietà – ovvero euro 60.000,00 – mentre il valore della nuda proprietà ammonterà ad € 40.000,00.

Sia l’usufrutto che la nuda proprietà possono essere oggetto di vendita e donazione. Se la cessione della nuda proprietà è semplice da intendersi, quella dell’usufrutto è più complessa. Infatti il nudo proprietario può prevedere il divieto di cessione, se espressamente dichiarato nell’atto di costituzione di fronte al notaio, e comunque la durata dell’usufrutto non può eccedere la vita dell’usufruttuario originario. Ad esempio, un figlio concede ad un genitore l’usufrutto di una abitazione, senza prevederne il divieto di cessione. Il genitore, in un certo momento, per esempio a causa del fatto che deve essere ricoverato in una struttura sanitaria, è costretto a vendere il diritto di usufrutto ad un soggetto terzo per far fronte ad i costi di assistenza. Il figlio non si può opporre alla cessione in forza dell’assenza del divieto in fase di costituzione. Inoltre se tale cessione non viene a lui notificata in qualità di nudo proprietario, sia il genitore che il nuovo usufruttuario sono solidalmente responsabili di tutte le spese inerenti l’esercizio dell’usufrutto. Alla morte del genitore, in ogni caso, l’usufrutto cessa, anche se il nuovo usufruttuario è ancora in vita e si ricongiunge la piena proprietà in capo al figlio, nell’esempio citato, che pertanto recupera la piena disponibilità del bene.